Dalle ciclabili alle città smart: dati geolocalizzati per lo sviluppo di nuovi percorsi di mobilità dolce

Città 15 minuti: come programmare e spendere al meglio i prossimi finanziamenti in arrivo

 

La mobilità sostenibile nelle città vive un momento storico decisivo. Grazie a quanto previsto dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza sono in arrivo finanziamenti cospicui, come mai prima d’ora. 
Il Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibile (MIMS) ha previsto infatti un investimento consistente sulla cosiddetta "mobilità dolce": 600 milioni di euro, dei quali 200 milioni dedicati alla realizzazione di ciclovie urbane e 400 milioni per la realizzazione di ciclovie turistiche

Un recente decreto del MIMS ha previsto ulteriori fondi per progetti sperimentali di collegamento stazioni ferroviarie-università che presto verrà ulteriormente esteso. Insomma, un’enorme occasione per migliorare l’impatto ambientale e la qualità della vita delle persone che non va assolutamente sprecata. 

Come spendere questi soldi al meglio? Come indirizzare le priorità integrandole nei piani di mobilità delle città sulla base delle esigenze reali delle persone? Come integrare l’opera con le strutture e i collegamenti intermodali già presenti per massimizzare i vantaggi per l’utenza? La risposta come sempre ce la suggeriscono i dati, quelli geolocalizzati. 

Sono questi, infatti, come recentemente ricordato anche dal Presidente dell’ANCI, Antonio Decaro, quei dati che permettono di localizzare l’informazione per aumentare la velocità e l’efficacia delle decisioni di pianificazione territoriale, con l’obiettivo di portare il maggior vantaggio possibile all’intera comunità e garantendo anche un efficace monitoraggio degli interventi. 

Solo con un approccio che parte da un consapevole uso dei dati, le Pubbliche Amministrazioni locali saranno in grado di attrarre i fondi in arrivo col PNRR e poi usarli al meglio, per progettualità dall’impatto positivo e duraturo per il territorio.

 

Durante la pandemia la mobilità ciclabile ha ricevuto il più grande impulso degli ultimi decenni, rilevato anche da Google Maps, che a livello mondiale ha registrato un +69% per la richiesta di indicazioni stradali in bicicletta. Perché non sfruttare, dunque, tutto l’enorme patrimonio di dati geolocalizzati per sviluppare politiche territoriali a tutto tondo? C’è chi ha già colto la sfida.

 

Approccio data driven e informazioni spaziali per lo sviluppo della città smart

 

Riduzione dell’inquinamento e decongestione del traffico urbano sono certamente i due principali vantaggi della mobilità sostenibile. Affinché questi, però, si concretizzino, le domande da porsi sono molte: dove vanno le persone? I percorsi sono sicuri? Ci sono le giuste aree di sosta? Come si combinano i diversi mezzi “bici-treno-autobus”? Le fermate sono posizionate correttamente? Che tipo di attività economiche ci sono sui percorsi? Ci sono punti di interesse per cui sviluppare altri servizi?…

È abbastanza immediato capire che non basta redigere un PUMS (Piano Urbano di Mobilità Sostenibile) perché questo, da solo, non può offrire tali risposte. Il PUMS è infatti un documento che descrive gli interventi necessari - a cui spesso si fatica a dare priorità - senza riuscire a vedere la città nel suo complesso e focalizzandosi solo su singole aree di intervento. La realizzazione di una pista ciclabile richiede un attento lavoro di pianificazione e poi di gestione e monitoraggio: dietro la sua costruzione vi è una grande complessità non solo ingegneristica.

 

La nostra esperienza ci dice che quello di cui i Comuni hanno più bisogno è “mappare” tutte le informazioni dell’area di riferimento, per fare analisi puntuali con dati eterogenei, dinamici e aggiornati, per tracciare a livello aggregato - e in piena conformità al GDPR - gli spostamenti delle persone, soprattutto quando si muovono in bici e a piedi, con particolare attenzione ai punti di snodo più utilizzati o più importanti.

 

In questo modo si possono gestire set di dati certi che guidino la costruzione dei piani di mobilità, i relativi investimenti e più in generale le politiche urbane, legando questi dati a tutte le informazioni - geolocalizzate e non - già presenti nei sistemi informativi dell’Amministrazione.

 

Diversi i progetti che abbiamo sviluppato con questo approccio data driven, non solo con le Amministrazioni italiane ma anche con città estere grazie a progetti europei come SMASH (Sustainable Mobility Analysis as Service Hub), MADAME (MAdrid city DAdata Martketplace for dEcarbonization), AIR BREAK (Co-producing healthy clean commuting air spots in town) o Landscape Metropolis (Paesaggio come Infrastruttura). Queste progettualità ci hanno permesso di sviluppare soluzioni pronte all’uso tra cui l’app Play&Go, sviluppata dalla Fondazione Bruno Kessler per incentivare comportamenti virtuosi e mettere a disposizione le analisi dati attraverso GeoNext, la nostra soluzione per gestire le informazioni geografiche su mappe interattive.

 

L’esempio di Ferrara: la città delle biciclette

Testare soluzioni per la mobilità sostenibile a Ferrara significa farlo in uno dei luoghi in cui la cultura delle due ruote è più diffusa. 

 

Ferrara è la città delle biciclette e basta un solo numero per certificarlo:
numeri ufficiali del Comune registrano infatti la presenza di 120.000 bici su 130.000 abitanti.

 

Ferrara, però, è anche un territorio ibrido: ha un centro compatto con alta densità abitativa. Al tempo stesso, è anche una città polverizzata: il territorio comunale è molto ampio - 400km2 - e ci sono molte frazioni, circa 50. Quindi se è vero che è la città delle biciclette nella parte urbanizzata, questo è meno vero per quella extra-urbana e rurale, con frazioni distanti anche decine di km dal centro.

Il Comune, negli anni, ha investito molto nelle infrastrutture e oggi vanta una rete ciclabile di 180 km, che si snoda in prossimità di 3 ciclovie nazionali: quella Adriatica che va da Trieste a Santa Maria di Leuca, la Bologna-Verona e la Venezia-Torino. I ferraresi usano spesso la bici come mezzo preferenziale di mobilità, ma di contro c’è un alto tasso di motorizzazione, perché l’auto in alcuni casi, soprattutto quelli della dispersione abitativa extra-urbana, è un mezzo non ancora sostituibile.

 

Play&Go per AIR BREAK

AIR BREAK è il progetto che il Comune di Ferrara ha concepito per migliorare la qualità dell’aria in città, riducendo l’inquinamento tramite diverse azioni pilota sul territorio. Nel perimetro del progetto il Comune usa l’app Play&Go per incentivare i cittadini a muoversi in maniera più sostenibile - in bici, a piedi, con i mezzi pubblici - aderendo al contempo anche all’iniziativa regionale Bike2Work 2020 che coinvolge le aziende del territorio a incentivare i dipendenti a favorire spostamenti casa-lavoro ad impatto zero.
Play&Go è estremamente semplice: i partecipanti scaricano l’app, la avviano a inizio percorso e poi la spengono a fine percorso. In base al percorso fatto si accumulano punti che danno la possibilità di partecipare a estrazioni a premi o, nel caso di Ferrara per bike2work, di veder direttamente retribuite le pedalate che fanno per recarsi al lavoro (20 centesimi al km). 
Gli algoritmi dell’app verificano non solo la modalità di spostamento - grazie a GPS e accelerometro - ma fanno anche controlli sulla coerenza del tragitto, rispetto al luogo di residenza dichiarato e a quello di lavoro. 

 

La risposta delle aziende ferraresi è stata molto incoraggiante, 55 aziende di ogni dimensione, dalle molto piccole fino all’AUSL Ferrara e al Comune stesso, hanno aderito al progetto.

A intervalli di pochi secondi, la app memorizza la posizione del ciclista, corregge le approssimazioni causate dal GPS dello smartphone e riporta ogni singolo punto sul grafo stradale: si ottengono così mappe omogenee e facilmente consultabili per conoscere con precisione i comportamenti di chi usa l’app. 

L’elemento differenziante è che l’app non incentiva solo comportamenti virtuosi a livello individuale ma abilita nuove decisioni da parte della PA.

 
 


I dati geolocalizzati degli spostamenti sostenibili, una volta raccolti ed organizzati, diventano un vero tesoro per l’Amministrazione.

Incrociando le informazioni così raccolte con i dati del territorio - ad esempio quelli relativi a negozi o a servizi - è possibile stabilire un indice di prossimità per capire quali sono le parti di ‘città compatta’ - e cioè caratterizzata in modo omogeneo da quartieri autonomi e completi, in cui tutto è raggiungibile con un tragitto sostenibile di 15 minuti* - e quali no, arricchendo l’analisi fino a creare un quadro conoscitivo della città più completo possibile.

E a trarre vantaggio dalle informazioni ricavabili dai dati sono anche i mobility manager delle aziende, che del modo di recarsi in ufficio dei loro dipendenti devono occuparsi per legge.

 
 

A differenza di altre app analoghe, Play&Go permette la valorizzazione dei dati raccolti rendendoli disponibili alla PA all'interno del perimetro normativo ben definito dalla GDPR, e cioè in forma anonima e aggregata. L’Amministrazione può quindi disporne per allargare il perimetro di analisi mettendo in relazione le informazioni e visualizzandole su mappe territoriali interattive. 

 

Disponendo di un’unica vista in cui aggiungere gli interventi già previsti dal piano urbano di mobilità sostenibile, i dati di incidentalità stradale, le analisi della popolazione residente, i dati di bilancio e molte altre dimensioni, sarà possibile definire la corretta programmazione dei lavori e la relativa spesa, dai piccoli interventi allo sviluppo urbano di lungo periodo.

 

Uno strumento che permette, dunque, di passare dal tracciamento alle decisioni, utile anche per il monitoraggio delle esigenze nel tempo e per colmare via via i singoli gap di servizio.

Un esempio virtuoso di città smart e di come le nuove priorità ambientali possono guidare gli investimenti per lo sviluppo di politiche eque e sostenibili e realmente vantaggiose.


*La “Città in 15 minuti” è un concetto in cui tutti gli abitanti della città possono soddisfare la maggior parte delle loro esigenze a pochi passi o in bicicletta dalle loro case. Il concetto è stato reso popolare dal sindaco di Parigi Anne Hidalgo, ispirato dallo scienziato franco-colombiano Carlos Moreno e descritto come un "ritorno a uno stile di vita locale”.

Piergiorgio Cipriano
Project Manager

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